Femminicidio di Montecorvino Rovella: Persico tranquillo e lucido, perché tanto ha fatto una "cavolata"

Di un paio di giorni fa la notizia dell'ennesimo femminicidio avvenuto a Montecorvino Rovella, provincia di Salerno. Tina Sgarbini, 47 anni, strangolata dal marito al termine di una lite e poi ritrovata cadavere nella sua stessa abitazione. Sgomento e rabbia per la comunità salernitana, amici e familiari, mentre lui è lucido e tranquillo. Crede di aver fatto una cavolata


Tina Sgabrini




Giulia avrebbe dovuto essere l'ultima, invece le vittime di femminicidio in Italia dall'inizio dell'anno sono ben oltre 60. L'ultima in ordine di tempo è Assunta Sgarbini, detta Tina, di 47 anni, residente a Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno. Questa madre di tre figli è stata trovata cadavere nella mattinata di ieri, 24 agosto, nella sua abitazione. Suo marito Christian Persico, inizialmente irreperibile, è stato poi trovato e arrestato dai Carabinieri. Successivamente, ha lasciato un biglietto per i suoi familiari: Ho fatto una cavolata. Una cosa del genere la scrive un bambino quando combina qualche marachella, non un uomo che ha strangolato sua moglie. 

La dinamica somiglia a quella di tanti altri femminicidi: i due iniziano a litigare perché lui, cacciato di casa, pressava la donna affinché ritornassero insieme e no, il mio non sarà il linguaggio eufemistico e deontologicamente scorretto che è in uso correntemente : non era un amore malato, lui non ha avuto alcun raptus, lei non avrebbe dovuto accettare le sue scuse per amore dei figli. Secondo il suo avvocato, al momento dell'interrogatorio lui era tranquillo e lucido. Addirittura, si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

Dunque, non sarà necessaria la strategia di attenuare la pena  con la perizia psichiatrica, perché lui, come tutti gli altri, è perfettamente cosciente di ciò che ha fatto. Molti, come nel caso di un'altra salernitana, Filomena Lamberti, sopravvissuta al tentativo dell'ex marito di sfigurarla con l'acido, non si vergognano neppure di dire che lo rifarebbero. Se potessero, le ucciderebbero due volte. 

Sono stanca della retorica sul femminicidio, che molti giornali declassano a omicidio, perché non riescono a capire che si tratta di una fattispecie di reato diversa. Non ne posso più dell'ipocrisia della società che si accontenta di piangere una donna morta, ma non vuole ascoltare le sue grida d'aiuto, viene persuasa dalle Forze dell'Ordine a lasciar correre, oppure viene colpevolizzata per uno stupro. "I segnali c'erano" la accusano. Certo, ma magari non era nelle condizioni di reagire. E, allora, perché nessuno è intervenuto?

Sono stufa anche delle ondate di Not all men, con gli uomini che si inalberano quando vengono associati a questi assassini. Non capiscono che il fatto di tirarsi fuori e deresponsabilizzarsi non li rende innocenti. Sono come gli astensionisti durante le elezioni: ancora più pericolosi. Dovrebbero, invece, riconoscere di essere comunque complici di un sistema patriarcale e impegnarsi per aiutarci nella tutela delle nostre vite, piuttosto che farsi tremare i polsi dall'alto del loro scranno. 

Christian Persico, forse, è davvero convinto di aver fatto una cavolata. Soprattutto, che resterà impunita dal sistema giuridico italiano. Era tranquillo perché, dopo aver regolato i conti con la moglie, adesso sarà mantenuto dallo Stato durante i tempi biblici del processo. Magari, avrà pensato che poi gli verranno concesse delle attenuanti, permessi di lavoro, uscite per buona condotta e tutti i vantaggi concessi a chi dovrebbe essere riabilitato, non premiato.  

Uno come lui, può essere definito non in grado di intendere e volere?


Grazia 

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