25 novembre: finalmente, la parola NO delle donne vale più delle apologie maschili

In occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, la Zecca spiegherà punto per punto cosa cambierà grazie al nuovo emendamento, che ha la firma delle due leader di FDI e PD,  a un passo dall'integrazione al reato di violenza sessuale 


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25 novembre. Oggi è una giornata cruciale, anche se molti affermano che ci siano problemi più importanti in Italia. I dati sui femminicidi dimostrano che i casi sono pochi, quindi perchè preoccuparsi? Come se le donne fossero cittadine ed esseri umani inferiori e, se ne perdiamo qualcuna, non è una cosa così grave. In fondo, se muoiono se la sono cercata, vero?

Lo sanno che, invece, i dati sulle violenze sono falsati semplicemente perché le donne che denunciano sono poche? Hanno paura di ritorsioni, di non essere credute, o peggio, dover dimostrare di aver subito uno stupro o essersi ribellate nel modo opportunoIl pericolo secondario, ma non meno grave della violenza, è l'assuefazione e, addirittura, l'ironia. Quanti uomini ho sentito affermare, durante una discussione a mo' di scherzo: "Adesso commetto un femminicidio!" se l'interlocutrice diceva o faceva cose non di loro gradimento. Tutto ciò è disgustoso. 

Ma analizziamo, punto per punto, in cosa consiste l'accordo firmato durante queste settimane da Meloni e Schlein, che andrà a integrarsi presto con il reato di violenza sessuale: 


1. Anzitutto, l'attuale articolo del Codice Penale non contempla MAI l'importanza del consenso ai fini di un rapporto sessuale. Però, si smetterà di fornire l'onere della prova,  ovvero la vittima non dovrà più dimostrare di essere stata presa fisicamente con la forza. Ciò impedirà il victim blaming ai giudici o ai rappresentanti dello Stato, in quanto per loro è culturalmente doveroso cercare attenuanti per l'aggressore. 

2. Dunque, l'articolo 609  è stato modificato come segue: "Chiunque compia atti sessuali senza il consenso libero e attuale, è punito dai 6 ai 12 anni". Sostanzialmente, ciò che dovrà essere dimostrato non è l'abuso fisico o la minaccia, ma il mancato consenso. Purtroppo, ci sono forme sottili di violenza che non lasciano segni addosso, ma sono le più devastanti. 

3. Bisogna chiarire il significato di queste due parole: libero, cioè espresso senza paura o costrizione. Quindi, se una donna è troppo spavntata per rifiutare, è ubriaca, sotto l'effetto di sostanze o viene ricattata, non è consenso. Attuale, invece, presuppone che sia una volontà da rinnovare in quel preciso istante. Il fatto che sia andata a letto con quell'uomo giorni prima, non vuol dire che voglia andarci ancora. 

4. Viste le premesse, da oggi in poi nel Tribunale la domanda chiave sarà: "C'era il consenso?" Se la riposta della vittima è NO, allora sarà considerata  violenza. Qualunque altra parola sarà superflua. 

Le vittime vanno credute e aiutate, non tormentate o messe da parte per far recitare un'apologia dell'aggressore. E gli uomini che si preoccupano di un probabile "consenso scritto", si indignano di non poter pretendere il sesso o addirittura forniscono come contro argomentazione la natura manipolatrice e infida delle donne, sicuramente hanno qualcosa che sia meglio rimanga nascosto. Sia mai che, un giorno, la parola delle partner o mogli valga più della loro. 



Grazia

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